Tignanello: una verticale tra storia, territorio ed evoluzione

Degustazione guidata di Tignanello dei Marchesi Antinori durante una verticale storica condotta da Francesco Chittari e Santi Natola, con diverse annate a confronto.

Degustazione guidata da Francesco Chittari e Santi Natola – 11 febbraio

Martedì 11 febbraio ho avuto il piacere di condurre, insieme al collega e amico Santi Natola, una verticale dedicata a uno dei vini più emblematici dell’enologia italiana: il Tignanello dei Marchesi Antinori. Un appuntamento pensato non come semplice assaggio, ma come strumento di analisi, confronto e approfondimento tecnico.

Cinque le annate in degustazione – 2019, 2018, 2015, 2008 e 2007 – selezionate per raccontare le diverse fasi evolutive di un vino che ha rivoluzionato il concetto di Sangiovese in Toscana, introducendo elementi stilistici innovativi senza mai tradire l’identità territoriale.

L’annata 2019 ha aperto il percorso con un profilo già ben definito: elegante, fresco, di grande precisione tannica. A seguire, la 2018, più verticale e sottile, ha messo in luce una maggiore tensione acida e una finezza aromatica spiccata. La 2015, intensa e avvolgente, si è confermata una delle vendemmie più complete del decennio, mentre la 2008 ha mostrato un perfetto equilibrio tra maturità e integrità, con una trama olfattiva ampia e complessa. La 2007, infine, ha sorpreso per profondità balsamica e coerenza evolutiva.

Ogni annata è stata introdotta con inquadramenti storici e tecnici, contestualizzando le scelte agronomiche ed enologiche che hanno contribuito alla definizione dello stile Tignanello, in costante dialogo tra tradizione e innovazione.

Una degustazione come strumento culturale

Credo che il vino, prima ancora che oggetto di consumo, sia linguaggio. E che una verticale ben progettata non sia solo un esercizio per il palato, ma un momento formativo ad alta densità culturale. La presenza di Santi Natola, professionista preparato e attento, ha permesso di arricchire il confronto, alternando visioni tecniche e sensibilità interpretative.

L’interazione con i partecipanti, l’attenzione ai dettagli e la qualità della selezione hanno trasformato questa degustazione in un’esperienza condivisa, capace di stimolare riflessioni e generare conoscenza.

Un calice non si limita a raccontare un vino. Se ben guidato, racconta il tempo, la terra, la visione di chi lo ha creato – e di chi lo degusta.

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