Esistono momenti nei quali un territorio smette di limitarsi a produrre vino e inizia a interrogarsi sul proprio destino. La masterclass dedicata agli Spumanti dell’Etna, ospitata da Tenute Nicosia nell’ambito di Cantine Aperte 2026, è stata un’occasione di confronto sul presente e sul futuro di una delle espressioni più interessanti dell’enologia italiana contemporanea.
In degustazione otto vini alla cieca, sei aziende rappresentative del territorio e tre protagonisti del panorama spumantistico etneo chiamati a confrontarsi apertamente su alcuni dei temi più rilevanti per il comparto: Nicola Gumina, Seby Costanzo e Maria Carrella.
Più che una degustazione, un esercizio collettivo di consapevolezza territoriale.
L’Etna e la maturità di una visione
Negli ultimi anni il vulcano ha conquistato un ruolo centrale nel dibattito enologico nazionale e internazionale. La crescita della denominazione, l’interesse della critica, l’attenzione dei mercati e la crescente attrattività turistica hanno contribuito a trasformare l’Etna in uno dei territori vitivinicoli più osservati del Mediterraneo. Tuttavia, quando si parla di metodo classico, il tema non può essere affrontato esclusivamente in termini produttivi.
La vera domanda oggi è un’altra. L’Etna possiede ormai una propria identità spumantistica? La risposta sembra emergere con sempre maggiore chiarezza.

Non soltanto per il numero crescente di aziende coinvolte, ma soprattutto per la qualità delle interpretazioni, per la capacità di sostenere lunghi affinamenti e per l’affermazione progressiva di un linguaggio riconoscibile. Un linguaggio che oggi trova nel Nerello Mascalese il proprio interprete privilegiato.
Il ruolo della cultura
Nel corso dell’incontro è stato proposto un dato apparentemente semplice: la provincia di Catania conta circa 460.000 nuclei familiari. Nello stesso tempo la produzione complessiva di Etna DOC supera i cinque milioni e mezzo di bottiglie annue (dati gennaio 2026), mentre gli spumanti certificati come Doc Etna oltrepassano le trecentomila unità. Numeri che portano inevitabilmente a una riflessione.
Il principale limite allo sviluppo del territorio non risiede nella capacità produttiva. Risiede nella capacità di generare cultura. Perché nessuna denominazione può consolidare il proprio valore se non esiste una comunità consapevole in grado di comprenderla, sostenerla e raccontarla.
Da questa considerazione nasce il lavoro dell’Associazione Spumanti dell’Etna. Non un organismo nato per rappresentare interessi di parte o per alimentare dinamiche corporative, ma uno strumento attraverso cui favorire ricerca, divulgazione tecnica, confronto e posizionamento culturale.
I grandi territori del vino non si affermano esclusivamente attraverso i loro vini. Si affermano quando sviluppano una visione condivisa.

Il Nerello Mascalese e la sfida del metodo classico
La degustazione ha consentito di osservare il Nerello Mascalese attraverso prospettive differenti.
Rosati e blanc de noirs, interpretazioni più immediate e lunghi affinamenti, stili aziendali diversi accomunati dalla medesima matrice territoriale. Un confronto che ha confermato alcune delle caratteristiche che rendono il vitigno particolarmente adatto alla spumantizzazione.
L’acidità naturale, la tensione gustativa, la finezza estrattiva e la capacità di mantenere energia e precisione anche dopo lunghi periodi di permanenza sui lieviti costituiscono oggi alcuni degli elementi distintivi più interessanti della produzione etnea. Ma ciò che colpisce maggiormente è la capacità del vitigno di conservare la propria identità.
Laddove molte varietà tendono a uniformarsi sotto il peso dell’autolisi e dell’affinamento, il Nerello Mascalese continua a raccontare il territorio, mantenendo riconoscibilità, verticalità e carattere.
Tre domande per il futuro
Particolarmente significativo è stato il confronto con i produttori presenti. Nicola Gumina ha presentato in anteprima assoluta il nuovo Filici Rosato Metodo Classico, offrendo uno spunto di riflessione sul rapporto tra tempo, maturazione e opportunità di mercato.
Seby Costanzo, fondatore di Cantine di Nessuno e interprete di una delle realtà più originali del vulcano, ha contribuito al dibattito sulla capacità del metodo classico di esprimere il territorio senza esserne sovrastato.
Maria Carrella, enologo di Tenute Nicosia, ha invece posto l’accento sul delicato equilibrio tra riconoscibilità territoriale e identità aziendale, tema sempre più centrale per le aziende etnee chiamate a confrontarsi con mercati internazionali.
Dal confronto sono emerse tre questioni fondamentali.
Il rosato etneo rappresenta una reale espressione identitaria o una risposta alle dinamiche del mercato? I lunghi affinamenti valorizzano il territorio o rischiano di attenuarne la riconoscibilità?
L’Etna è oggi pronta per essere considerata una delle grandi aree spumantistiche italiane?
Domande che non richiedono risposte definitive, ma che testimoniano la maturità raggiunta dal dibattito.

Una scuola spumantistica etnea
L’impressione più forte emersa dalla degustazione riguarda proprio questo aspetto. L’Etna non è più nella fase della sperimentazione. Sta entrando nella fase della consapevolezza.
La presenza di numerosi progetti produttivi, la crescente diversificazione degli stili, la qualità media sempre più elevata e l’interesse che il territorio suscita ben oltre i confini regionali indicano chiaramente una direzione.
Non esiste ancora un modello codificato. Non esiste ancora una definizione univoca di “metodo classico etneo”. Ma esiste già qualcosa di forse ancora più importante.
Esiste una comunità di produttori che sta contribuendo, ciascuno con la propria sensibilità, alla costruzione di un linguaggio comune. Ed è proprio da questa pluralità di visioni che nascono i grandi territori del vino.
Perché il futuro degli Spumanti dell’Etna non dipenderà soltanto dalla qualità delle bottiglie.
Dipenderà dalla capacità di trasformare un insieme di eccellenze in una cultura condivisa e riconoscibile. Un percorso che, oggi più che mai, appare già iniziato.
In degustazione:
SOSTA TRE SANTI ROSATO 2022 Sboccatura 2025 Tenute Nicosia

Un vino che sintetizza bene l’approccio contemporaneo al rosato metodo classico etneo. Profilo aromatico misurato, tessitura cremosa e una componente sapida che emerge progressivamente nel bicchiere. Un equilibrio ben costruito tra espressione varietale e rigore tecnico.
MON PIT ROSATO 2018 Sboccatura 2022 Cantine Russo

Interpretazione personale e riconoscibile del rosato etneo. Più orientato sulla componente gustativa che sull’esuberanza aromatica, privilegia equilibrio e bevibilità. La permanenza sui lieviti ha contribuito a costruire struttura senza sacrificare la tensione tipica del vitigno.
ETNA EST ROSATO 2020 Sboccatura 01/2026 Cantina La Contea

Tra i vini che meglio raccontano il rapporto tra Nerello Mascalese e tempo. Il colore mostra già una leggera evoluzione, mentre il profilo aromatico si muove tra agrumi maturi, melograno, erbe mediterranee e lievi richiami speziati. Al palato emerge una piacevole coerenza territoriale, sostenuta da una trama salina che accompagna il sorso fino alla chiusura.
FILICI ROSATO 2023 Sboccatura 04/2026 Nicola Gumina

Anteprima assoluta della nuova interpretazione rosata della linea Filici. Il vino mostra ancora tutta l’energia della gioventù, ma già lascia intravedere una direzione precisa: nitidezza aromatica, tensione acida e ricerca dell’essenzialità. Un progetto che conferma la volontà di valorizzare il Nerello Mascalese senza sovrastrutture.
FILICI 48 MESI 2019 Sboccatura 2024 Nicola Gumina

Una delle interpretazioni più convincenti della degustazione. La lunga sosta sui lieviti non ha attenuato la matrice territoriale, ma ne ha amplificato il dettaglio. Il sorso mantiene energia e progressione, mostrando come il Nerello Mascalese possa affrontare il tempo senza perdere identità.
APUM 48 MESI 2020 Sboccatura 2025 Cantine di Nessuno

Vino dalla forte personalità, coerente con la filosofia produttiva dell’azienda. I quarantotto mesi sui lieviti hanno generato complessità senza compromettere la leggibilità del vitigno. Emergono profondità e stratificazione, sostenute da una dinamica gustativa ancora viva.
MARIA GAMBINO 58 MESI 2019 Sboccatura 02/2025 Vini Gambino

Un vino che dimostra quanto il tempo possa diventare uno strumento di precisione. Il lungo affinamento genera complessità aromatica e ampiezza gustativa, mantenendo però una linea elegante e mai ridondante. Il territorio rimane percepibile, pur all’interno di un quadro evolutivo articolato.
SOSTA TRE SANTI SESSANTAMESI 2018 Sboccatura 2024 Tenute Nicosia

La massima espressione della batteria in termini di permanenza sui lieviti. Sessanta mesi che non rappresentano un esercizio stilistico ma una ricerca precisa. Il vino mostra profondità, articolazione e persistenza, ponendo una domanda interessante: fino a che punto il metodo classico può spingersi senza perdere il dialogo con il territorio?
In conclusione della degustazione
Più che individuare un vincitore, non è questo lo scopo di questi momenti, la degustazione ha evidenziato la straordinaria versatilità del Nerello Mascalese. Rosato o blanc de noirs, giovane o lungamente affinato, il vitigno continua a manifestare una sorprendente capacità di conservare tensione, energia e riconoscibilità territoriale. È forse proprio questa la caratteristica che oggi rende l’Etna uno dei laboratori più interessanti del metodo classico italiano.