Bolle in Vigna 2026: come nasce una masterclass che racconta il mare attraverso il Metodo Classico

Abbiamo pensato a un evento che cercasse di costruire un racconto. Da sette anni Bolle in Vigna, nella straordinaria cornice dei vigneti di Monte Gorna di Tenute Nicosia, prova a fare proprio questo: utilizzare il vino come linguaggio per raccontare un territorio, un’identità e una visione.

Come ideatore e collaboratore del progetto, ogni edizione rappresenta una nuova sfida. La più difficile è sempre la stessa: trovare un tema capace di sorprendere senza perdere profondità.

Una masterclass di successo non nasce dalla scelta di grandi vini, spesso nasce da una domanda a cui voler dare – attraverso i calici – una risposta. È un principio che negli anni ha guidato il mio lavoro nella progettazione delle degustazioni e tutto sommato anche nella realizzazione di Bolle in Vigna, manifestazione ideata da Tenute Nicosia che continua a distinguersi per un approccio che mette la cultura del vino al centro dell’esperienza.

L’edizione 2026 è stata costruita attorno a un tema solo apparentemente semplice: “Spumanti vista Mare”. Un titolo evocativo, certo, ma soprattutto un’ipotesi da verificare attraverso il bicchiere.

Un tema che nasce da una domanda

L’Etna è universalmente riconosciuto come uno dei grandi territori del vino europeo. Si parla di altitudine, suoli vulcanici, escursioni termiche, contrade. Molto meno spesso si riflette su un altro elemento fondamentale: il mare.

Chi osserva Monte Gorna comprende immediatamente come il Mediterraneo non rappresenti semplicemente uno sfondo paesaggistico. È un elemento climatico, agricolo e culturale che accompagna quotidianamente la vita del vigneto. Da Monte Gorna lo sguardo arriva fino allo Ionio. Le brezze marine attraversano quotidianamente i vigneti, influenzando il microclima e contribuendo alla definizione dello stile dei vini.

Da questa osservazione è nata una domanda semplice: esiste un filo conduttore che unisce i grandi Metodo classico prodotti in territori affacciati sul mare?

Da qui è iniziato il nostro lungo lavoro di ricerca.

Costruire una degustazione significa costruire un racconto

Una masterclass non è una semplice successione di etichette prestigiose. In questo contesto ogni vino deve avere una funzione narrativa. Ogni bottiglia deve dialogare con quella precedente e preparare quella successiva.

Uno degli errori più frequenti che noto nella costruzione di una degustazione consiste nel partire dalle etichette. Io preferisco il percorso inverso: prima si individua il messaggio, poi si cercano i vini capaci di sostenerlo.

Per questa settima edizione abbiamo voluto costruire un viaggio attraverso territori molto diversi tra loro, accomunati da un elemento preciso: il rapporto con il mare.

Dalle vigne vulcaniche affacciate sulla costa alle isole del Mediterraneo, fino a territori internazionali dove il vento salmastro diventa parte integrante dell’identità del vino. A etichette con affinamento underwater. Chiaramente l’obiettivo non era stabilire classifiche.

L’obiettivo era comprendere come il mare possa esprimersi attraverso il Metodo classico assumendo forme diverse, ma riconoscibili.

Un lavoro di squadra

La selezione finale dei vini è il risultato di settimane di confronti. Ho avuto il piacere di costruire questo percorso insieme ad Alessio TurazzaSanti NatolaMarco MarcialisAntonio Marino e Graziano Nicosia, mettendo insieme sensibilità differenti ma una visione comune.

Un lavoro condiviso che ha permesso di individuare otto etichette capaci di raccontare non soltanto territori diversi, ma soprattutto differenti interpretazioni del rapporto tra viticoltura, mare e Metodo Classico.

Otto interpretazioni di un unico tema

Il percorso degustativo ha raccontato il mare attraverso prospettive molto differenti versati con la seguenza scelta dalla conduttrice.

I due rosati hanno aperto il confronto mettendo in dialogo il Metodo Classico Brut Nature Rosé 48 Mesi di Tenuta Gorghi Tondi, espressione della Sicilia occidentale, e il Sosta Tre Santi Etna Brut Rosato 2019, dove il Nerello Mascalese interpreta la spumantizzazione con una personalità profondamente vulcanica.

Successivamente la selezione si è spostato verso i Blanc de Blancs.

La Malvasia vulcanica di El Grifo, a Lanzarote, ha mostrato quanto un ambiente estremo possa generare eleganza e precisione. Da Ischia è arrivato il Tommasone Jamin UnderWater “Dedicato al Fondatore”, testimonianza di come l’affinamento subacqueo rappresenti oggi un interessante campo di sperimentazione tecnica più che una semplice curiosità.

Il Cuvée Lunae Millesimato di Lunae Bosoni ha introdotto la dimensione delle brezze del Mar Ligure, mentre il Sosta Tre Santi Carricante “Sessantamesi” 2019 ha raccontato una delle interpretazioni più identitarie del Metodo classico etneo.

La chiusura della selezione, per avere una panoramica completa, è stata affidata a due vini molto diversi ma accomunati dalla capacità di ampliare gli orizzonti della degustazione: il Pongrácz Méthode Cap Classique Brut, ambasciatore della grande scuola spumantistica sudafricana, e il Jamin UWW Champagne -52, affinato sott’acqua, che ha rappresentato il punto di incontro ideale tra ricerca, innovazione e tradizione.

Il valore della degustazione alla cieca

Per un percorso di questo tipo era indispensabile eliminare ogni pregiudizio. La degustazione è stata quindi proposta integralmente alla cieca. Un metodo che continuo a ritenere insostituibile quando l’obiettivo non è riconoscere un’etichetta, ma comprendere uno stile.

Privare il degustatore del riferimento visivo significa restituire centralità al vino. Le gerarchie si annullano. Rimangono il bicchiere, il territorio e la capacità di interpretarli.

Daniela Scrobogna: la guida ideale

Una degustazione di questo livello aveva bisogno di una voce autorevole. Per questo, ancora una volta, la conduzione della masterclass è stata affidata a Daniela Scrobogna, Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Italiana Sommelier e tra le figure più autorevoli della divulgazione enologica italiana.

La sua capacità di unire rigore tecnico, sensibilità degustativa e straordinarie doti narrative rappresenta uno dei valori aggiunti di Bolle in Vigna.

È stata lei ad accompagnare i partecipanti in una degustazione rigorosamente alla cieca, permettendo di concentrarsi esclusivamente sul vino, senza condizionamenti legati all’etichetta o alla notorietà del produttore.

Oltre la masterclass

Terminata la degustazione, Bolle in Vigna ha cambiato ritmo. Il Sosta Tre Santi Party trasforma i filari di Monte Gorna in uno dei luoghi più affascinanti dell’estate etnea.

Le nuove sboccature degli Spumanti dell’Etna Sosta Tre Santi, gli Etna DOC di contrada, le degustazioni dedicate ai vini affinati sott’acqua, Ferrari Trento DOC, le selezioni “dalleVigne”, la proposta gastronomica dell’Osteria di Cantine Nicosia e di alcuni dei migliori interpreti della cucina locale sono diventati parte di un’esperienza immersiva dove vino, paesaggio e convivialità trovano un equilibrio naturale.

Non sono semplici banco d’assaggio. Sono un modo diverso di vivere il vino.

Perché continuiamo a credere in Bolle in Vigna

Negli ultimi anni il Metodo classico dell’Etna ha conosciuto una crescita straordinaria, affermandosi come una delle espressioni più interessanti della spumantistica italiana.

Manifestazioni come Bolle in Vigna hanno il compito di accompagnare questa evoluzione attraverso la cultura. Non basta degustare, occorre comprendere.

Sono sempre più convinto che non basta promuovere un prodotto, bisogna raccontarne il territorio, le persone, le idee e il lavoro che lo rendono possibile.

È questa la filosofia che, da sette edizioni, guida ogni scelta organizzativa. Ed è probabilmente il motivo per cui Bolle in Vigna continua ad essere uno degli appuntamenti più attesi dagli appassionati di vino dell’Etna.

Una riflessione finale

Oggi non è più sufficiente organizzare degustazioni, occorre piuttosto progettare esperienze capaci di creare conoscenza.

La cultura del vino non cresce aumentando il numero delle bottiglie in assaggio, cresce quando ogni vino trova un significato all’interno di un racconto coerente. È questa, in fondo, la sfida che continua ad appassionarmi: trasformare una degustazione in uno strumento di interpretazione del territorio.

Un grande vino può emozionare, ma un grande racconto permette di comprenderlo.

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Sono Francesco Chittari, comunico eccellenze e organizzo eventi per raccontare storie e territori. Mi nutro di bellezza e di cultura del bere bene.

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